di Fulvio Stumpo
Potere laico o potere... clericale, guelfi e ghibellini, una contrapposizione che in Italia ha avuto, e ancora per certi aspetti ha, implicazioni pesanti sullo stesso andamento della vita pubblica. In Italia questa contrapposizione spesso si è manifestata perfino nell’architettura pubblica. Cremona ne è un esempio tipico. Da una parte palazzo comunale, con la sua torre, contrapposta alla cattedrale, è il simbolo del potere laico in città, dall’altra il duomo che il grande Torrazzo. E’ vero che la torre comunale sembra sparire di fronte alla mole del Torrazzo, ma forse vuol dire proprio che il Comune, il potere laico, deve stare più legato alle cose terrene, la chiesa alle cose del Cielo, forse per questo c’è una così grande differenza di altezza. Il palazzo comunale fu costruito alla fine di un lunghissimo processo politico e sociale, quando alcuni poteri laici si rafforzano, quando Cremona diventa un Comunelibero dal potere dei vescovi, un processo che fu lungo.
Alla fine della dominazione longobarda Carlo Magno e i suoi successori concedono al vescovo ampi poteri, la città era in pratica governata dalla curia, anche perchè sotto i longobardi Cremona non diventa ducato, i nuovi signori governano le campagne circostanti, che in buona parte sono possedimenti dei territori di Brescia, Bergamo, forse Parma e Piacenza. In città il vescovo diventa ‘il signore’, che si fa garante degli interessi della grande nobiltà. Desiderio, Attone, Landone, Liutprando fino al grande Sicardo, sono nomi che da soli suscitato rispetto e sinonimo di potere. Ma soprattutto in quel quartiere che era stato l’accampamento bizantino al tempo dell’invasione longobarda, la Città Nova, qualcosa si stava muovendo. Piccoli artigiani, proprietari di botteghe, commercianti, stanno crescendo, le loro attività si espandono. I privilegi del vescovo spesso cozzano con i loro: così è per i terreni della curtes di Sospiro, così è per la gestione del porto, il Vulpariolo, così per i dazi che devono versare alla diocesi. Gli antichi documenti sono pieni di cause contro il vescovo, ma gli imperatori tedeschi danno sempre ragione al presule. Si arriva così alla rottura, i cremonesi scacciano dalla città il vescovo Landolfo, erano i primi anni del XI secolo, che rientra in città con la scorta dell’imperatore Corrado. Ma i cremonesi non si perdono d’animo, il popolo che lavora cresce, contrapponendosi sempre di più al vescovo e ai grandi nobili (anche se non sempre questa equazione rende l’idea, molte famiglie nobiliari sono sono penalizzate dal potere clericale). Gli imperatori si trovano a questo punto tra l’incudine e il martello: da una parte il vescovo che vuole protezione ma non vuole sottomettersi, dall’altra il popolo che vorrebbe vedere eliminato il potere vescovile. Sicuramente l’imperatore è più ostico del vescovo. Il popolo si collega con quest’ultimo (anche per i buoni auspici della contessa Matilde di Canossa) contro l’imperatore, un’alleanza che dà ottimi frutti: la contessa concede a Cremona lo status di ‘Comune’.
La curiosità
Il primo documento nel quale compare il termine di Comune è datato 1098. La città vivrà importanti avvenimenti storici, combatterà in battaglie epiche, ma non si sa dove avesse la prima sede il municipium. La prima pietra dell’attuale palazzo comunale fu depositata nel 1206, molto probabilmente andò a sostituire il palazzo che in qualche modo aveva rappresentato il potere prima della formazione del libero comune. Non a caso il Municipio fu costruito di fronte alla cattedrale, quasi a indicare una contrapposizione al potere della chiesa. Non è un caso che ancora oggi la piazza venga chiamata indifferentemente (forse a seconda delle sensibilità) piazza del Duomo o piazza del Comune. Sensibilità diverse, che però stanno a indicare un’unica sola ‘cosa’: un esempio urbanistico da manuale da Medioevo.
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