di Fulvio Stumpo
Da una parte i Romani con la disciplina, lo stato, le regole applicate fino alla pedanteria, il diritto, un’alta qualità della vita, le grandi città, la cultura intesa come pensiero eproduzione materiale (non a caso simile, se non uguale, alla nostra civiltà). Dall’altra i Celti, con il furore indisciplinato in battaglia, senza regole fisse, con piccoli villaggi di capanne, con un’economia quasi di sopravvivenza, ma con una grande poesia della natura e della vita stessa, un alto senso dell’onore e della libertà individuale (un po’ diversa dagli ordinati paesi della Padania attuale).Della prima civiltà si sa tutto o quasi, della seconda poco o nulla.
E allora ben vengano a Cremona le lezioni di civiltà celtica nelle scuole; la polemica politica di questi giorni è rovente ma qualsiasi cosa si studi torna sempre utile, a meno che l’approccio non sia strumentale. Sicuramente non è questo il caso: ma se con le lezioni sulla cultura celtica si vuole contrapporre o addirittura dimostrare la superiorità di questa su quella romana allora non ci siamo proprio, il teorema è insostenibile. Lo dimostra lo stesso destino che ebbero i Celti: dopo la sconfitta in pratica spariscono dalla storia, e non perché trucidati dagli invasori romani, ma semplicemente perché conquistati dalla civiltà superiore (anche se è sempre antipatico fare classifiche in questo campo). In poche parole, i Celti capiscono ben presto che è meglio fare il bagno nelle terme che nel Po ghiacciato, che si vive meglio in case di muratura, che si è più garantiti dalle leggi romane che dalle tradizioni orali della forza. Fatta la premessa rimangono, incondizionati e appassionati, il rispetto e l’amore per un popolo che ha combattuto strenuamente per difendere la sua libertà, anche quella di essere ‘barbaroi’, come li chiamavano iGreci. Tralasciando le origini e le migrazioni dei Celti, del resto questioni ancora dibattute, questo popolo per quanto ci riguarda si affaccia sulla storia verso ilV secolo avanti Cristo, dunque 2500 anni fa. Alcune tribù passano le Alpi e si attestano nella Pianura Padana dalla Val d’Aosta al Veneto e fin nel sud dell’Emilia, sviluppano una civiltà evoluta al limite tra la protostoria e la storia. Anche il Cremonese fu terra celta, o meglio fu terra di incontro tra Liguri, Celti, Etruschi. Fino al IV secolo i gruppi si spostano nel territorio, e ancora oggi è oggetto di discussione se il Cremonese fosse dei Cenomani o degli Insubri (l’insigne professore Pontiroli sosteneva che fosse cenomane). Ritrovamenti sono stati fatti a Soncino, Ricengo, Sesto Cremonese, nel Casalasco, a Castelleone, aVolongo, a Pizzighettone. Anzi questa cittadina è considerata la ‘capitale’ dei Celti. Scrive lo storico greco-romano Polibio: «I consoli Publio Furio e Gaio Flaminio penetrarono nel territorio degli Anari... passarono poi nel territorio degli Insubri presso la confluenza dell’Adda col Po», dunque dalle parti di Crotta-Spinadesco. Ma lo storico greco è ancora più chiaro, i due consoli «Si accamparono intorno alla città chiamata Acerra, situata a mezza strada fra il Po e le Alpi e la cinsero d’assedio». Ebbene per molti studiosi Acerra era l’antica Pizzighettone. Nelle vicinanze del paese infatti sono stati trovati corredi di armi e di elmi. Ed è sempre Polibio che spiega e delinea l’insediamento dei celti nella Padania. «Nelle prime pianure, vicino alle sorgenti del Po, si stabilirono i Levi e i Lebeci, dopo questi gli Insubri, che costituivano la popolazione maggiore dei Celti, subito dopo, lungo il fiume, si stanziarono i Cenomani. La parte, invece, delle pianure che confinano col mare Adriatico, da molto tempo occupava un’altra tribùmolto antica, ed era chiamata dei Veneti, che non sono molto diversi dai Celti per costumi emodi di vestire, ma parlano un’altra lingua... Nella parte di pianura oltre il Po, situate ai piedi degliAppennini, si stanziarono, nel primo tratto, gli Anari, quindi vicino a questi i Boi, poi, subito dopo questi, verso il mare Adriatico, i Lingoni. Infine, nelle parti presso il mare, i Senoni». Popoli potenti (ma divisi tra di loro, spesso si fanno guerra e perfino nella lotta contro i romani alcune tribù si schierano con loro), i Senoni nel 390 saccheggiano addirittura Roma.Ma è un episodio: quella che sarà la capitale del mondo si affaccia sul Po, fonda Cremona e Piacenza e proprio da queste due città partirà la conquista della Padania. In poco tempo i Romani e i Celti si fondono, dando così origine a un grande unico popolo: quello padano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA