di Michela Gratti
Dei marchesi Dati, Cella paese non conserva soltanto il nome: ancora oggi i principali luoghi della vita del centro abitato raccontano della nobile famiglia. Dal 1662, anno in cui Filippo IV di Spagna vendette per 72 lire il feudo di Cella al marchese Paolo Dati, la fisionomia stessa del centro abitato iniziò a cambiare per sempre. Basta infatti entrare in paese dalla principale via Roma per trovarsi davanti all'imponente complesso della Villa Dati, che domina il caseggiato.
La sua costruzione iniziò probabilmente già nel 1642, ma questa data non è storicamente confermata; allo stesso modo non si conosce con certezza il nome del progettista, ma si presume fosse Carlo Natali, detto ‘Il Guardolino’, uno dei più rinomati architetti cremonesi. Sappiamo invece che l’interno della Villa fu affrescato da Giovan Battista Natali, figlio del Guardolino, dopo aver frequentato a Roma la scuola di Pietro da Cortona: sul soffitto della sala centrale e nelle sale a fianco, infatti, si ritrovano le stesse decorazioni presenti rispettivamente a Palazzo Pamphili ed a Palazzo Barberini nella capitale. Tra gli eventi principali che vengono ricordati nella storia di questo tranquillo borgo, bisogna senz’altro citare la violenta piena del Po del 1705, che il 4 novembre di quell’anno spinse le sue acque fino a Cella: di questo episodio ci fa memoria ancora oggi una lapide all’ingresso del paese. Al di fuori di rari eventi straordinari, la vita quotidiana scivolava tranquilla in questa campagna scandita dai ritmi della natura; fino al 1826 Cella rimase possedimento dei Dati, che proprio qui entrano in contatto con l’ordine religioso dei Fatebenefratelli, che probabilmente trascorrevano la villeggiatura estiva nel complesso che oggi accoglie i locali del Bar ‘La Fenice’ lungo la Giuseppina. La Marchesa Antonia Ugolani Dati nel suo testamento datato 1826 lasciò in eredità tutti i possedimenti di Cella proprio all’ospedale Fatebenefratelli di Cremona, che successivamente le fu intitolato.
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