di Michela Garatti
Cella non è solo la Villa Dati. La storia di questo paese affonda le sue radici molti e molti secoli prima dell’arrivo, nel 1662, dei Marchesi Dati, che fecero costruire la famosa Villa. Prima di loro la storia ha segnato molti importanti punti di riferimento; persino il Po, durante una sua violenta piena nel 1654, giunse fino a Cella, prima dei Dati.
Basti pensare che il nome ‘Cella Dati’ compare per intero soltanto intorno al 1830. Fino ad allora il paese era indicato semplicemente col toponimo ‘Cella’, così come appare anche nel Catasto Teresiano del 1763 ed in altri documenti datati 1828. Tornando alla storia delle origini del luogo, bisogna fare un balzo indietro di 4000 anni per parlare dei primi insediamenti umani in questo territorio, risalenti addirittura a 2000 anni prima di Cristo, in piena età del bronzo, con la civiltà delle ‘Terramare’. Si trattava di villaggi di palafitte. Nella fattispecie questa terramara sorgeva nei campi oggi compresi tra Cella ed Ognissanti, dove fino all’inizio del secolo scorso era ben visibile una collinetta, poi spianata. Questa operazione permise ai resti nascosti di tornare in superficie: nel 1908 infatti furono recuperati reperti significativi di queste società primitive, che oggi sono custoditi presso il Civico Museo Archeologico Antiquarium Platina di Piadena e presso il Museo Pigorini di Roma. La storia si interrompe fino al 40 d.C. con la testimonianza della prima centuriazione romana, mentre una seconda fu compiuta nel 218 d.C. Nel medioevo Cella era ‘borgo franco’ e che vi si teneva un importante mercato che riuniva commercianti da tutta la Lombardia, facendovi giungere oltre 400 carri di merci. Tra le prime prove scritte in cui si fa riferimento a Cella, va annoverato il Codice Sicardo, che cita documenti con data dell’anno 1000 in cui si fa riferimento al paese, che Olderico, Vescovo di Cremona, acquisì da una permuta con Alberico, Vescovo di Brescia. In questi documenti si specifica che Cella fu distrutta dai ‘pagani’ Ungari e quindi fatta ricostruire dal vescovo stesso.
Ancora nel Codice Sicardo si trova un documento datato 1187 che fa riferimento ad una ‘ecclesia de Cella ultra Padum’, ossia una chiesa (battesimale, ndr) in Cella oltre il Po. Nel 12esimo secolo il paese divenne feudo di Tedrisio della Cella, console di Cremona. Durante la guerra dei 30 anni (1618- 1648) Cella, come tutto il territorio di Cremona, fu occupata dagli Spagnoli; nel 1642 iniziò la costruzione della Villa, che nel 1647 venne fortificata con la realizzazione di un fossato a difesa. In quell’anno infatti Cella fu saccheggiata dalle truppe francesi, savoiarde e modenesi dirette a Cremona. Infine nel 1662 il re CarloV vendette il feudo di Cella al marchese Paolo Dati, per la cifra di 72 lire. Da questo momento per Cella inizia una nuova storia.
LA CURIOSITA'
La chiesa oggi dedicata a Santa Maria Assunta, di fattezze settecentesche, ha in realtà origini molto più antiche, che con tutta probabilità ci riportano addirittura intorno all’anno 1000. Nel Codice Sicardo un documento datato 2 novembre 1187 conferma la sua presenza; è però probabile che addirittura nel IX secolo vi fosse un edificio sacro, dal momento che esisteva già il paese, che fu donato da Lotario al vescovo Pancoardo (840-851). A conferma di queste antiche origini vi sono alcuni importanti reperti trovati nel 1988 sotto il presbiterio durante i lavori per il riscaldamento. L’attuale chiesa fu costruita da tale ‘Friderico Aenobarbo’ e quindi consacrata il 30 settembre del 1487 dal vescovo Cesare Ascanio Sforza, come riportato su una lapide murata all’interno della chiesa. Un’altra iscrizione nella sacrestia ricorda invece che nel 1692 il parroco, tale Stefano Poffa, fece riedificare la chiesa.Aquel periodo risale il prezioso organo ‘Bossi’. Nel 1910 furono abbassati i pavimenti e tornarono alla luce le salme dei marchesi Luigi Dati e della moglie Antonia Ugolani.
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