La rocca di Caorso
di Fulvio Stumpo
Un tempo, neppure troppo lontano, una parte del territorio del Comune di Caorso si trovava sotto alla giurisdizione di Monticelli d’Ongina. Si trattava di quell’area meglio nota come frazione di ‘Caorso a Levante’ e che corrispondeva all’attuale zona situata oltre il torrente Chiavenna, comprensiva della piazza in cui si trova oggi la chiesa parrocchiale dedicata all’Assunta. Proprio il corso d’acqua faceva infatti da confine, come dimostrano le antiche mappe di inizio ‘800 e in particolare una del 1819 conservata negli archivi. Fu un regio decreto datato 13 dicembre 1876 a consegnare pure quel territorio al Comune di Caorso: la decisione venne presa su precisa richiesta dalla maggioranza degli elettori residente nella frazione stessa, che molto probabilmente vollero aggregarsi a Caorso per ragioni di comodità dal momento che quel Comune era decisamente più vicino rispetto a Monticelli d’Ongina. Firmatario del decreto fu il re Vittorio Emanuele II, che siglò l’atto nella tenuta di San Rossore in provincia di Pisa. Sul documento si legge che la nuova giurisdizione territoriale è stata resa ufficiale a partire dal primo marzo 1877.
Come riferimento per i nuovi confini venne prese una pianta topografica redatta da Ernesto Fermi (tra l’altro parente del più celebre Enrico, futuro premio Nobel per la fisica) in data 24 febbraio 1872. «Fino alla costituzione dei nuovi consigli comunali di Caorso e Monticelli d’Ongina — si legge appunto sul regio decreto, all’articolo 2 —, a cui si procederà entro il mese di febbraio, in base alle liste elettorali debitamente riformate giusta le prescrizioni della legge comunale, le attuali rappresentanze dei due comuni continueranno nell’esercizio delle loro attribuzioni, astenendosi però dal prendere deliberazioni che possano vincolare l’azione di futuri consigli». Il distaccamento della sezione elettorale caorsana da quella monticellese, invece, avvenne qualche anno dopo: nel 1979. Fu un altro regio decreto, stavolta firmato dal re Umberto I a Monza l’11 settembre di quell’anno, a separare anche i seggi «allo scopo di rendere più facile l’esercizio del diritto elettorale ad un notevole numero di elettori». Quelli caorsani erano 76, numero che se confrontato a quelli attuali sembra tutt’altro che ‘notevole’, ma per l’epoca (quando potevano votare solo i cittadini maschi alfabetizzati e provvisti di adeguato reddito) era addirittura considerato un numero elevato. Tanto da rendere appunto necessaria la costituzione di un collegio autonomo e diviso da quello monticellese. Nel decreto, infatti, si fa riferimento alla distanza (dieci chilometri) che gli elettori caorsani erano costretti a percorrere per raggiungere i seggi. ‘Disagio’ a cui pose fine proprio Umberto I con il suo regio decreto. Che fu anche l’ultimo atto che siglò, definitivamente, la netta separazione tra il territorio caorsano e quello monticellese.
La curiosità
Negli anni della scissione tra Caorso e Monticelli, di cui si parla anche nella pubblicazione realizzata dalle scuole caorsane in occasione del 150esimo dell’Unità nazionale, il sindaco di Caorso fu Giuseppe Antonini. Figlio della contessa Margherita Jacini e di Domenico, insegnante di pittura e decoratore del soffitto del teatro municipale di Piacenza, Giuseppe Antonini nacque nel 1803 e morì nel 1880. Fu sindaco del paese per più di vent’anni, si sposò con Teresa Signorini da cui ebbe quattro figli: Gaetana, Margherita, Luisa e Luigi. Per tracciare la sua figura ci si può servire di alcuni verbali dei consigli comunali dell’epoca e dalle orazioni funebri lette dopo la sua morte per ricordarlo. In particolare il dottor Vittorio Pasquali disse: «Di largo censo dotato, e per oltre quattro lustri reggitore di grosso comune, chi potrebbe mai dubitare che numerose occasioni non siansi a Lui presentate, dal cumulo emergente di molteplici affari, di giusto risentimento? Amici e nemici furono a Lui parimenti cari nel tempio che potea dirsi aver egli eretto in propria casa alla pace».