di Fulvio Stumpo
Estate 1919, a Caorso lungo le rive del Chiavenna, tra la chiesa e la centrale via Roma, un ragazzo apparentemente già uomo passeggia e ogni tanto annota qualcosa a matita su un libretto. E’ Enrico Fermi, futuro padre della fisica nucleare, che pur vivendo a Roma frequentava molto spesso il paese d’origine nella Bassa Piacentina. Soprattutto d’estate, quando soggiornava nella casa dei nonni paterni situata proprio nei pressi del torrente caorsano. Da quelle riflessioni è nato il famoso taccuino di Fermi: un libretto da 120 pagine, conservato presso l’università di Chicago dove il luminare è morto, che secondo gli esperti rappresenta le origini e i passaggi fondamentali delle straordinarie (e rivoluzionarie) teorie dello scienziato. Gli albori della meccanica quantistica, della fisica atomica, della teoria del decadimento, delle interazioni nucleari. Parole e formule scritte fitte, con poche cancellature. E’ quella fase che gli esperti paragonano allo ‘studio matto e disperatissimo’ del Leopardi, perché lo scienziato nonostante la giovane età rifletteva ad esempio sulle teorie dell’elettrone di Hendrik Lorentz o su quella del corpo nero di Max Planck.
A Caorso, dove sono rimasti alcuni discendenti che vivono proprio nella casa in cui abitò Enrico, molti ricordano le semplici origini della stimata famiglia Fermi: erano agricoltori da generazioni ma il nonno di Enrico, Stefano, fu il primo a non lavorare la terra con le proprie mani pur mantenendo le proprietà terriere. Era infatti diventato intendente al servizio del duca di Parma e si era sposato con Giulia Bergonzi, che Enrico descriveva come donna molto religiosa. Quando il nonno morì, all’età di 87 anni, lasciò in eredità agli 11 figli la casa e alcuni appezzamenti fra cui parte di quelli che, per ironia della sorte e pura coincidenza, alla fine degli anni ‘70 sarebbero divenuti il sito dell’impianto nucleare locale più noto come ‘Arturo’. Il padre di Enrico, Alberto, era invece impiegato ferroviario presso la compagnia ‘Alta Italia’ e dopo i primi anni di lavoro a Piacenza venne trasferito prima a Napoli e poi a Roma. Proprio lì si sposò con la maestra Ida De Gattis e nel 1901 nacque il futuro scienziato, preceduto dai fratelli Giulio e Maria. Fra i caorsani che il giovane Enrico incontrava in paese durante i suoi soggiorni c’era anche un ragazzino che sarebbe a sua volta diventato un mito: Attilio Pavesi, oro all’olimpiade di Los Angeles del 1932, che abitava nella stessa zona e che sino a pochi anni fa raccontava di quel ragazzo-uomo che passeggiava lungo il Chiavenna. Il resto è storia nota: le scoperte sul rallentamento dei neutroni, il premio Nobel del 10 dicembre 1938, la partenza per gli Stati Uniti per fuggire alle leggi razziali che minacciavano la sua famiglia (la moglie di Fermi era ebrea), la scoperta della scissione dell’uranio e i successivi esperimenti che portarono anche alla costruzione del primo reattore nucleare.
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