di Fulvio Stumpo
E’ una notte del 1526, una donna sta per partorire nella sua casupola. Le doglie sono state lunghe, ma finalmente il vagito del bimbo si fa sentire forte.Mala gioia dura poco: il neonato ha due corna in fronte, è il figlio del diavolo. Dove ci fu questa nascita prodigiosa? semplice a Ca’ de’ Stefani, oggi frazione di Vescovato, ma un tempo Comune autonomo, ricco di storia e di leggende. E infatti oltre al parto...diabolico le cronache del XVI secolo riportano un altro episodio efferato. L’anno dopo, nel 1527, un uomo commette un orribile delitto. In casa sua (come le leggi del tempo prevedevano) era ospitato un soldato che voleva mangiare tutti i giorni carne. Il pover’uomo finite tutte le scorte altro non trovò di meglio che uccidere i figli e darli in pasto al soldato. Ma non resistette al rimorso e al dolore: il padre si suicidò gettandosi nell’Oglio. I ‘fatti’ vengono riportati da Angelo Grandi nella sua ‘Descrizione della diocesi di Cremona’ che riporta lo storico cremonese e notaio del XVI secolo Ludovico Cavitelli. Due storie noir dell’epoca, ma che non danno giustizia a questo bello e storico borgo. Verso la metà del XIX secolo Ca’ de’ Stefani infatti era ancora un Comune autonomo, con le frazioni di Baccanello, Ca’ de’ Mainardi, Soregarolo. Sotto la sua parrocchia erano anche Ca’ de’ Sfondrati, Montanara, Redondesco, Redondi e Torrazza. Comprendeva anche una parte di Vescovato, le abitazioni a destra della roggia Gonzaga. Il paese contava 570 anime, la parrocchia, intitolata a san Bartolomeo, più di 1000. Importante era l’oratorio dedicato alla Concezione di Maria Vergine. Gli abitanti potevano contare sulle scuole elementari. Il sacerdote Angelo Grandi, che di solito è molto largo nel descrivere la situazione economica questa volta tace, e dedica solo due parole alla questione dalla quale si evince che l’agricoltura era l’unica e sola attività, basata principalmente sulle colture dei cereali, «ve ne abbondano assai» scrive Grandi. Con Vescovato faceva parte del Distretto 1, quello di Cremona e lo storio e medico Francesco Robolotti nel descrivere Ca’ de’ Stefani è impietoso. Dopo aver raccontato di Vescovato sostiene: «Vicino è Ca’ de’ Stefani colle frazioni... che non offrono alcuna particolarità ». Una cattiveria (e la ‘rivalità’ tra Vescovato e l’attuale sua frazione è ancora abbastanza vivace) gratuita. Il borgo non era dissimile a tanti altri, certo siamo sul finire dell’ 800, un secolo proteso verso la modernità (sia abbattono antiche mura e vecchi palazzi, le città vengono sventrate) un paesino come Ca’ de’ Stefani, evidentemente non suscitava nessun sentimento poetico al Robolotti.
Nel Cremonese (esclusa la zona Cremasca) sono 150 le località che hanno nel nome«ca’», sincope di casa o di cascina (l’apostrofo sta proprio a indicare la caduta del resto della parola). E’ interessante notare come il resto del toponimo spesso è una supersintesi della storia del luogo. Prima di tutto sono frequentissimi i patronimici, nomi delle famiglie che possedevano le terre (Ca’ de’ Sfondrati, de’ Quinzani, d’Offredi). Spesso raccontano avvenimenti traumatici (ca’ Bruciata, ca’ Rotte, ca’ Secca). A volte indicano perchè era famosa (ca’ del gallo, de’ molini, dell’oca, del pesce). Alcune terre ospitavano qualche fortezza (ca’ Motta, del brolo, Favalli o Torre) altre ancora ricordano eventi climatici o descrivono l’antico paesaggio (dell’Ora, che secondo qualcuno vuol dire dell’aura, del vento, del Bosco, del Boschetto, de’ Sabbioni, del pozzo).