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Acerra, ultima fortezza celta. L’antica Pizzighettone resiste ai Romani


di Fulvio Stumpo
Gera di Pizzighettone, una contrazione di Acerrae, o più semplicemente il modo dialettale di chiamare la, ghiaia un toponimo molto diffuso nel Cremonese?
Una domanda alla quale è difficile dare una risposta certa, i classici ci aiutano un po’, ma non più di tanto, anche perché i due toponimi indicano due strade completamente diverse della storia di Pizzighettone e della sua frazione Gera.


La prima, quella di Acerrae porta diritta fino ai Celti. Nel 222 avanti Cristo infuria la guerra tra i Romani che si vogliono espandere verso il Nord e i Celti che cercano di respingere gli invasori. La cronaca dei fatti viene riferita da Polibio: «I consoli Publio Furio e Gaio Flaminio penetrarono nel territorio degli Anari... passarono poi nel territorio degli Insubri presso la confluenza dell’Adda col Po», dunque dalle parti di Crotta- Spinadesco.
Ma lo storico greco è ancora più chiaro, i due consoli «Si accamparono intorno alla città chiamata Acerra, situata amezza strada fra il Po e le Alpi e la cinsero d’assedio». Ebbene per molti studiosi di storia Acerra era l’antica Pizzighettone. Nelle vicinanze del paese infatti sono stati trovati corredi di armi e di elmi, e lo storico Ermanno Arslan sostiene che ad Acerra ci fosse addirittura un luogo di culto degli Insubri, l’esperto conferma Polibio e spiega che fu occupato dai romani e utilizzato come fortezza. La scoperta di un elmo con una scritta in latino arcaico sarebbe un ex voto di un guerriero celta che ringrazia gli dei per aver vinto uno duello con un romano.


Altri ritrovamenti postumi confermano la continuità militare e cultuale di Pizzighettone. In effetti la città ‘ben fornita di frumento’ è teatro di scontri, ritirate e diventa campo romano, un sito ben collegato visto che è posta sulla via per Mediolanum, la capitale degli Insubri. In effetti Acerre era inserita anche nella celeberrima Tabula Peutingeriana, proprio nel percorso Cremona-Milano.
Fin qui la derivazione di dal probabile toponimo Acerrae. Un’altra teoria (forse più probabile) fa discendere il toponimo dalla voce dialettale lombarda gerù, gerùn che vuol dire ghiaia (ricorda tanto il lago Gerundo). Il perchè è presto detto: Gera è nata sulla riva destra dell’Adda, molto probabilmente su un deposito del fiume prevalentemente ghiaioso.


Un’ipotesi più che accreditata vista la ‘quantità’ di questo toponimo. Già sul finire dell’800 esistevano in provincia, tra gera, gerre, gerola, una ventina di località, escludendo le singole cascine. Questi luogi sono quasi tutti vicino a un fiume o a un corso d’acqua. E’ molto più probabile dunque che Gera derivi da gerùn che da Acerra, ma ciò, sia chiaro, non mette in discussione che Acerra fosse Pizzighettone, città dei Celti, come invece qualche studioso afferma.