A Cremona l’eredità cattaneana fu raccolta in particolare da Arcangelo Ghisleri (1855-1938), sia sotto il profilo filosofico del positivismo che sotto quello politico del repubblicanesimo e del federalismo fra loro strettamente collegati.
La letteratura stessa era da lui concepita in costante interazione con le scienze e quale alimento di un progetto sociale; con ciò Ghisleri si collocava nel filone della democrazia risorgimentale non mazziniana che ha le proprie ascendenze nel pensiero di Gian Domenico Romagnosi e in Cattaneo e Giuseppe Ferrari i suoi maggiori rappresentanti. Come in Cattaneo, anche in Ghisleri l’istanza repubblicana e quella autonomistica erano indisgiungibili: «Credo al suffragio universale e al federalismo — scriveva nel 1878 a Filippo Turati — perché darà una rappresentanza alle plebi. Se ciò non fosse odierei la repubblica» (Gian Paolo Foina, La formazione del pensiero politico di Arcangelo Ghisleri). A proposito del «cattaneismo cremonese », vanno ricordati i due saggi di Ferruccio Focher, a lungo stimato docente di lettere nel Liceo classico ‘Manin’ e poi di filosofia all’Università di Parma, scomparso dieci anni fa: il primo intitolato a Ghisleri; il secondo al critico letterario Alfredo Galletti (1872-1962) del quale Focher scorgeva l’impronta cattaneana nell’abito mentale razionalistico e nella ripulsa per una storiografia idealistica «sempre giustificatrice ».
Convinto della perdurante vitalità di Cattaneo, Focher gli dedicò larga parte dei propri studi.Non sottacendo il sostanziale disinteresse di Benedetto Croce (altro autore caro al docente cremonese) nei confronti del Cattaneo ‘politico’; per Croce un ideale valeva davvero se si dimostrava capace di realizzarsi storicamente, mentre il federalismo repubblicano di Cattaneo si era rivelato privo di efficacia pratica. In altre parole, il disegno politico di Cattaneo, pur nobile e meritevole di considerazione, si rivelò allora avulso dalla concreta situazione storica europea, nella quale si andava imponendo, su base linguistico-culturale, la costituzione di nuovi Stati nazionali e monarchici, e, in Italia, un accentramento volto a impedire che la fragile unità fosse immediatamente compromessa da spinte disgregatrici o restauratrici. (g.g.)
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