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1310: Enrico VII di Lussemburgo vuole riconquistare le città guelfe


di Fulvio Stumpo
L’imperatore Enrico VII di Lussemburgo scende in Italia per domare le città guelfe che vogliono mantenere la libertà dall’Impero. Cremona è una delle più agguerrite e bellicose, e Giovanni di Castiglione spiega a Enrico «Cremona è la chiave della provincia di Lombardia». L’imperatore, probabilmente il ‘Veltro’ dantesco, pone l’assedio a Cremona e la conquista due volte (Dante chiama la città ‘la ribelle’ ma invita l’imperatore a non curarsi di lei e di andare a distruggere Firenze). Ma Arrigo si scaglia contro la città. Cremona, con il suo signore Guglielmo Cavalcabò, è tra le protagoniste di una lotta all’ultimo sangue tra Guelfi e Ghibellini. L’imperatore scende nella Penisola nel 1310. ACremona i guelfi allontanano i maggiori esponenti ghibellini, il messo imperiale non viene neppure accolto.

L’ira di Arrigo si scatena, emette un decreto con il quale si mette al bando i cremonesi può ucciderli e impadronirsi dei loro beni. Il suo esercito muove contro Cremona, sono migliaia di soldati tra le sue fila militano anche tanti italiani ghibellini compresi esuli cremonesi. Le famiglie Cavalcabò, Picenardi, Persico, Sommi, Ponzoni si rifugiano nei loro feudi tra il Casalasco e il Viadanese. La città è senza difese e l’esercito imperiale si avvicina. Prima dell’assalto finale Arrigo si ferma a Paderno, gli ambasciatori cremonesi incontrano l’imperatore e chiedono clemenza. Ma è tutto inutile, alcuni vengono uccisi, altri gettati nelle carceri di Romanengo, Castelleone (qui verranno rinchiusi a centinaia e massacrati nella Torre Isso) e dello stesso Paderno. Fallita la mediazione Arrigo muove verso Cremona: il 26 aprile ordina il saccheggio, i suoi soldati sciamano nelle strade, entrano nella case, rubano, violentano, uccidono, demoliscono o danno alle fiamme le case dei principali esponenti guelfi. L’imperatore ordina anche che ‘le mura e i borghi della città fossero del tutto ruinate’. I fuoriusciti cremonesi stessi si scatenano in vendette e uccisioni, i nemici sono scovati perfino nelle chiese. Il 10 di maggio Arrigo di Lussemburgo entra nel palazzo comunale dove è riunito il Consiglio ‘e postosi a sedere sopra il poggiolo che risponde verso la Piazza Grande, fece pubblicare una fierissima sentenza nel quale condannò i Cremonesi a pagare cento mila fiorini d’oro, e confiscò le rendite del pubblico’ scrive Antonio Campi. La città è in ginocchio, il sindaco Federico Artezaga non può fare altro che accettare le dure condizioni. Enrico domina la città dal 26 aprile del 1311 al 12 gennaio del 1312. Ma i guelfi preparano la riscossa.
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La curiosità
Appena l’imperatore lascia la città Guglielmo Cavalcabò esce dai suoi feudi viadanesi e spalleggiato da truppe guelfe ghibelline e parmigiane prima occupa Casalmaggiore. Cavalcabò si scaglia contro Cremona ed entra da Porta Mosa. I figli delle più famose famiglie patrizie cremonesi si massacrano per le piazze e i vicoli. Guglielmo uccide di propria mano alcuni capi ghibellini e altri li scaccia da Cremona: la città torna a essere guelfa. Non è l’ultimo passaggio di mano, in realtà le famiglie nobili continuano a farsi la guerra fino al 1335, quando di fatto Cremona passa a Galeazzo Visconti: per ‘Cremona la ribelle’ è la fine, da questa data la città verrà sempre più attratta nell’orbita di Milano, e non avrà più quel ruolo politico e militare che gli appartiene fin dalla Repubblica di Roma.
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