di Roberto Codazzi
CREMONA — Non c’è pace per la Corona di Spagna. Dopo aver perso la faccia in patria e all’estero per la battuta di caccia all’elefante in Africa — con principessina tedesca al seguito—in cui si è rotto l’anca (e l’immagine) Juan Carlos è scivolato su una nuova buccia di banana per ‘colpa’ di un violoncello cremonese, uno dei quattro capolavori di Antonio Stradivari che compongono il famoso quartetto di Madrid (in origine un quintetto).
L’edizione online del giornale El Mundo, uno dei principali quotidiani della penisola iberica, dava ieri con evidenza la clamorosa notizia della caduta del preziosissimo strumento custodito a palazzo reale, con conseguente distacco del manico. Niente di irreparabile, per fortuna, matanta paura nell’ambiente della liuteria e degli appassionati d’arte in genere trattandosi di un’opera dal valore storico inestimabile e dal valore venale stimato attorno ai 20/22 milioni di euro.
A palazzo— come sovente avviene in questi ambienti—si è cercato di tenere segreta la notizia, che tuttavia ha iniziato a serpeggiare nei social network, condita da commenti in questa sede irriferibili. La vicenda ha infatti dei risvolti tragicomici, per la dinamica con cui è avvenuta, a maggior ragione se si considera che il quartetto di Madrid è tra le opere d’arte più ‘impermeabili’ al mondo esterno, più della Gioconda, e non viene mai concessa per mostre al di fuori della residenza dei reali di Spagna. Ne sanno qualcosa quelli della Fondazione Stradivari, che per anni hanno corteggiato i funzionari di palazzo per esporre a Cremona questi capolavori che qui hanno visto la luce tra la fine del ’600 e i primi del ’700.Uno spiraglio sembrava essersi aperto lo scorso anno in occasione della mostra degli strumenti intarsiati di Stradivari al museo, ma poi non se ne è fatto nulla. Tanta cautela per nulla, si direbbe, visto quello che è successo. A
un liutaio di cui non è ancora trapelato il nome è stato infatti concesso di fotografare i preziosi strumenti. Ebbene, il violoncello è stato posato su un supporto per essere fotografato in verticale e da qui è caduto maldestramente per terra, provocando fortunatamente solo il distacco del manico, anche se il danno avrebbe potuto essere ben maggiore. La gravità è limitata dal fatto che il manico, come nella maggior parte degli strumenti barocchi, non è originale, essendo stato cambiato in epoca romantica per sopportare una maggiore tensione delle corde ed eseguire musiche che richiedevano una ‘voce’ più forte. Sarà comunque necessario un intervento di restauro per ricomporre il pezzo e analizzare eventuali altri inconvenienti allo strumento.
Il quartetto di Stradivari di proprietà della Corona di Spagna è un set di strumenti unico al mondo per importanza. Anzitutto sono tutti strumenti decorati e il fatto è di per sé straordinario se si considera che il sommo maestro realizzò una decina di pezzi decorati, su un migliaio complessivi costruiti nel corso della sua lunghissima carriera. Il set si trova nello stesso luogo da oltre due secoli, precisamente dal 1772, anno in cui fu definita la transazione.
Secondo alcune fonti (George Hart e W. E. Hill) Antonio Stradivari avrebbe voluto offrire un quintetto di strumenti a Filippo II, erede al trono di Spagna, in occasione della sua visita a Cremona nel 1702. Entrambe le fonti citano una cronaca, del 1720 circa, del monaco Desiderio Arisi, il quale scrive che la consegna non ebbe luogo. Il quintetto rimase così nella bottega del maestro finché il figlio Paolo lo vendette alla corte di Spagna insieme ad altri due violini. Il quintetto originario comprendeva una viola tenore di cui si sono perse le tracce all’inizio dell’800. La datazione del violoncello (1694) è stata appurata dagli Hill.
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